I Wiener Symphoniker con il Maestro Philippe Jordan alle Settimane Musicali di Ascona
Chiesa di San Francesco stipata a Locarno per i Wiener Symphoniker e il direttore svizzero Philippe Jordan. L'orchestra parla da sè dato il suo blasonato curriculum di concerti, tournée e "attrezzatura tecnica e musicale". Il Maestro Jordan, carismatico leader conosciuto ormai in tutto il mondo, ha diretto i suoi Wiener Symphoniker per il pubblico di casa, che certo non si sarebbe aspettato un inizio di serata così tetro e impegnativo dal profilo dell'ascolto. Le Variazioni per orchestra op. 30 di Anton Webern hanno fatto aggrottare non poco le sopracciglia a chi non ama particolarmente la musica atonale. Anton Webern fu un pioniere della seconda scuola di Vienna perché componeva musica su tre semplici concetti che si concatenavano tra loro: altezza del suono, dinamica e ritmo. Di primo acchito, il brano non ha un gran senso all'orecchio dell'ascoltatore profano, ma analizzando la partitura si comprende con stupore l'enorme coerenza di Webern nell'assemblare gli intervalli dissonanti con gusto e senso del ritmo. Le Variazioni opera 30 sono, tra l'altro, la penultima opera lasciataci in eredità da Webern. Suoni cupi, sordine utilizzate in tutte le varianti, grandissime differenze dinamiche: fff-ppp in pochi centesimi di secondo hanno aperto in maniera stupefacente questo interessante concerto. I Wiener Symphoniker sobbalzano non poco quando verso la fine dei sette minuti d'esecuzione squilla in chiesa un telefonino a volume altissimo. Ma il maestro Jordan è un abile lettore del suo pubblico e cancella con un sol gesto di bacchetta la tristezza del Webern con la soave e virtuosistica interpretazione della Sinfonia Concertante KV 364 di W. A. Mozart con i solisti Kyoungmin Park alla viola e Nikolai Znajder al violino. La Sinfonia concertante può essere considerata senza ombra di dubbio un esempio di doppio concerto per viola e violino con accompagnamento orchestrale. Nonostante la composizione sia nata grazie allo sviluppo e alla crescente qualità dei singoli musicisti orchestrali dell'epoca, la struttura del brano non concede però grandi virtuosismi ai singoli solisti, ma piuttosto fa trasparire un dialogo più colloquiale tra gli stessi e l'orchestra. La giovane e talentuosa violista Kyoungmin Park comprende alla perfezione questa particolare distinzione interpretando con grande profondità i sentimenti e la concertazione dei Wiener Symphoniker, che tra l'altro vantano solo esperti Konzertmeister nelle prime parti. La Park ha evidentemente svolto una grande ricerca sonora, sia rifacendosi ai suoni e alle forme dell'epoca, sia scegliendo una via interpretativa flessibile, interiore, naturale e spontanea e che potesse rispecchiare la sua gentile personalità, priva di manierismi inutili. Di matrice diversa invece l'approccio solistico del violinsta Nikolai Snajder, che interpretando la sua parte con tempi piuttosto rapidi e un suono molto estroverso e brillante, si è distinto per una scelta molto diversificata dall'orchestra e dalla sua collega violista. In contrapposizione, il Maestro Jordan ha ricordato con grande garbo e gentilezza l'essenza intimista della Sinfonia Concertante, in particolare nel poetico secondo movimento, dove il tappeto sonoro dell'orchestra trasporta i solisti da un luogo all'altro. Stupendi i soli in perfetto sincrono dei due archi, che finalmente si amalgamano nonostante la grande differenza d'approccio musicale, creando dei momenti di puro incanto. Gioioso, ma in un tempo ragionevolmente comodo il terzo movimento, dove i solisti hanno dialogato amabilmente mettendo il luce le concatenazioni tra i due strumenti morbidamente. Il pubblico finalmente silente esplode alla fine in un applauso meritatissimo. Pausa di 30 minuti e nella seconda parte, la Settima di Beethoven. Il Maestro Jordan dirige a memoria infilzando letteralmente le note dalla sua bacchetta verso l'orchestra. La sua mimica e gestualità variegate fanno sì che i suoi musicisti capiscano istantaneamente quale tipo di espressione permea la partitura nel qui e ora. Il Maestro inverte la rotta e decide per tempi rapidi, spigliati, che tengono sulle spine gli ascoltatori e rendono tutta la Sinfonia molto più briosa e frizzante. Il secondo movimento ne risente un poco perdendo un filino in pathos, ma il terzo e quarto movimento ne beneficiano grandemente con fortissimi contrasti dinamici, più danzati che solo suonati, e non da ultimo, il continuo e incoraggiante sorriso che il maestro Jordan elargisce ai Wiener Symphoniker ha fatto sì che la Sinfonia trasmettesse al pubblico la pura gioia di suonare e dirigere. Serata da ricordare per la musica ma anche per i sorrisi smaglianti dei musicisti, e il bis di rito con il raffinato e leggerissimo Scherzo dal "Sogno di una notte di mezza estate" di Felix Mendelssohn-Bartholdy.Nella foto: il maestro Philippe Jordan e i Wiener Symphoniker.